Perpetuando la più antica tradizione sartoriale, tutte le cravatte in vendita sul nostro sito sono realizzate a mano in tutte le fasi della loro creazione con idonee tecniche di taglio e piegatura che sono fondamentali per dare fluidità, leggerezza, naturalezza e valore ai tessuti pregiati con cui vengono realizzate.
Gli orli sono rigorosamente realizzati a mano in modo da ottenere elasticità, senza rigide costrizioni che sminuiscono la bellezza del tessuto. Tutte le nostre cravatte sono accessoriate con il “filo di Frizione”, accessorio fondamentale per ottenere una perfetta aderenza del nodo al collo della camicia.

Le dimensioni delle nostre cravatte sono quelle indicate nello schema

 

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Il filo di frizione della cravatta è uno degli elementi che fa parte della più antica tradizione sartoriale napoletana. E’ lo strumento che garantisce il mantenimento del nodo sempre legato al collo della camicia, evitando cosi quei rilassamenti del nodo stesso che costringono a continue manovre manuali di restringimento. E’ evidente che toccando ripetutamente il nodo corriamo anche il rischio di sporcare il tessuto della cravatta.

Il filo di frizione va stretto tirandolo dal codino quando il nodo della cravatta è in configurazione ottimale.

Su millenodi.it sono proposte cravatte di varie tipologie a seconda del tipo di lavorazione

Cravatta "Sfoderata"
E' una cravatta sartoriale sfoderata con l'orlino interamente cucito a mano che la fa diventare leggera, comoda e morbida. Un vero tocco di raffinatezza.

Cravatta Foderata o Classica Incappucciata
Le fodere sono uguali al tessuto della cravatta. Per tale particolare e preziosità molti amano definirla: incappucciata.

Cravatta "Sette pieghe" o ”Dieci pieghe”
I bordi vengono ripiegati sette o dieci volte prima di essere cuciti, formando così l’interno della cravatta e dandole la giusta consistenza. Questo tipo di cravatta ha una lavorazione artigianale con un dispendio di tessuto maggiore rispetto ad un normale tessuto ripiegato tre volte

 

STORIA DELLA CRAVATTA

L’origine della cravatta risale al II secolo d.C., ed è da attribuire ai legionari romani stanziati nelle regioni del Nord Europa che, per motivi igienici e climatici, indossavano una striscia di stoffa detta “focale”, legata attorno al collo con un nodo. A vantaggio di questa tesi, troviamo una raffigurazione sulla Colonna Traiana del 113 d.C., eretta per celebrare le vittorie di Traiano sui Daci fra il 101 e il 106 d.C.
In seguito, la cravatta appare in Francia, esattamente dopo la Guerra dei Trent’anni (1618-1648), durante la quale viene sfoggiata dai mercenari croati in tessuto di lino bianco o rosso. La kravatska (dallo slavo krvat, ovvero “croato”) costituiva parte della divisa croata e possedeva valenza romantica, in quanto testimonianza del legale affettivo verso fidanzati, mogli o amanti dei soldati che partivano per la guerra.
Proprio grazie al grande successo bellico dell’armata croata, verso la prima metà del XVII secolo, la cravatta diviene simbolo di cultura ed eleganza anche nella borghesia europea, soprattutto nelle più alte cariche di potere, come re e cortigiani.
Nel 1661, il “re Sole” Luigi XIV, istituisce la mansione di “cravattaio del re” per contraddistinguere colui che, grazie al proprio garbo, aiutava ad abbellire ed annodare la cravatta al sovrano.

Comunque, i veri precursori della cravatta intesa come ornamento attribuito ad un certo rango sociale sono, senza alcun dubbio, i fazzoletti da collo apparsi intorno al 1650.
Un esempio a supporto di questo fatto è il re inglese Carlo II Stuart. Egli, infatti, indossava una cravatta da 20 e più sterline già nel 1660, pari a 10 anni di rendita annua di “buon livello” corrispondente a 2 sterline.
Si pensa che il prototipo della cravatta attuale risalga al 1700 e che sia di origine americana; più precisamente, che avesse le sembianze di una bandana annodata a fiocco. È stata resa celebre, pensate, da un pugile, tale James Belcher.


Successivamente, all’inizio del XIX secolo, Lord George Bryan Brummel, grande stilista, adotta un look molto personale abbinando frac blu, panciotto, pantaloni beige, stivali neri e “fazzoletto da collo” bianco. Lord Brummel possedeva una vasta collezione di fazzoletti da collo candidi ed inamidati ed era talmente attento al proprio look da sostituire il fazzoletto indossato qualora presentasse delle minime grinze.
Nel 1880 nasce la prima cravatta da club con un evento singolare: i membri dell’Exeter College di Oxford decidono di togliere i nastri dai propri cappelli per annodarseli attorno al collo. Il 25 giugno dello stesso anno, i membri stessi commissionano ad un sarto il confezionamento dei nastri con i colori del club, segnando l’inizio di una moda che da lì a breve si estende a buona parte dei club e dei college inglesi.
Nel 1924, lo statunitense Jesse Langsdorf mette a punto la giusta soluzione, tagliando il tessuto ad un angolo di 45 gradi rispetto al drittofilo ed utilizzando tre strisce di seta da cucire in seguito. Dopo averla brevettata, conquista subito il successo in tutto il mondo … fino ai giorni nostri.

 

CURIOSITA’ SULLA CRAVATTA

La lunghezza della cravatta standard si aggira attorno ai 150 cm, anche se non è raro trovarla lunga fino a 165 cm.
Il perché di questa lunghezza è da ricercare in due fattori principali: l’altezza di colui che la indossa ed il tipo di nodo adottato.  La prima incide molto sulla lunghezza della cravatta, in quanto, una volta indossata ed annodata, per vestire al meglio, deve arrivare all’altezza dei pantaloni. La seconda, influisce in misura maggiore, semplicemente perché più il nodo sarà elaborato e più impegnerà più tessuto, rendendola più corta.
È importante ricordare che una cravatta, per vestire perfettamente, deve nascondere la striscia verticale di bottoni della camicia.
Al fine di fissare la cravatta alla camicia ed evitare quindi l’antiestetico dondolio da una parte all’altra della giacca, si può ricorrere all’utilizzo di un accessorio molto carino e in voga denominato fermacravatta.
Una particolare curiosità riguarda il mondo della letteratura: Oscar Wilde (1854-1900), scrive nella sua opera “L’importanza di chiamarsi Ernesto” la frase storica e densa di significato: «Una cravatta bene annodata è il primo passo serio nella vita». Insomma, la cravatta non rappresenta solo un vezzo estetico, in grado di far trasparire gusto e personalità di chi la indossa, ma esprime una valenza culturale ed educativa di un individuo.

 

COME SI FA IL NODO ALLA CRAVATTA

Si possono realizzare effettivamente fino ad 85 nodi alla cravatta. Ecco i principali:

Nodo Semplice o Nodo da Regata o ancora Four-in-hand. Il nome deriva dall'omonimo Club londinese del XIX secolo o, sembra, da un nodo utilizzato dai cocchieri per fissare le redini di un tiro di 4 cavalli (four in hand)  È il più diffuso oggi. Si realizza con quattro passaggi ed è rapido efficace.Ha un aspetto leggermente asimmetrico ed è compatibile con tutti i colli di camicia

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Nodo Doppio o Principe Alberto: deriva dal nodo semplice ma con un passaggio ulteriore del lembo. E’ utilizzato soprattutto dagli uomini di bassa statura, poiché permette di adattare la lunghezza della cravatta alla loro altezza, proprio grazie al doppio nodo.

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Nodo Mezzo Windsor: sei passaggi. E’ una versione meno corposa del Windsor

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Nodo Doppio Windsor: si differenzia dal “Mezzo Windsor” per un maggiore volume dato dal doppio arrotolamento. E’ il nodo delle grandi occasioni. Infatti, è particolarmente indicato per un vestito a 3 pezzi. E’ sicuramente un po’ più complicato da fare e richiede una certa esperienza

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