Le cravatte che proponiamo sul sito millenodi.it sono realizzate con tessuti pregiati ‘made in Italy’. Si tratta principalmente di sete jacquard o twill, finissimi cashmere, tessuti in lana e seta.

 

LA SETA

Tessuti

La seta è una fibra proteica prodotta dalle ghiandole salivari di un bruco appartenente alla specie Bombyx mori.

La produzione e lavorazione di questo filato è antichissima, secondo una leggenda cinese addirittura risalente al 2700 a.C. quando la sposa dell’Imperatore Huang Ti, una ragazza chiamata Hsi Ling-Shi, trovò per caso un bruco durante una sua passeggiata. Lo sfiorò ed esso produsse un filo di seta che l’imperatrice avvolse attorno al suo dito mano mano che veniva secreto. Questo indusse nella nobildonna una sensazione di calore che la convinse a rendere eruditi i tessitori di corte a proposito della peculiare fibra.


Da allora e forse, in realtà, da molti secoli prima, il successo della seta non ebbe più ostacoli e l’allevamento del baco che la produceva si diffuse rapidamente in tutta la Cina. Qui si cominciò a selezionarlo non solo per il fasto degli abiti destinati agli imperatori ma anche, col tempo, per diffondere il prezioso filato come prodotto finito dall’Oriente all’Occidente, seguendo la rotta commerciale che, dal suo nome, fu definita “La Via della Seta”.

Nonostante la manifattura dei capi in seta raggiungesse ben presto Giappone, Corea ed India, solamente intorno al 550 d.C. la conoscenza delle effettivi origini del filato furono svelate all’imperatore Giustiniano che si fece segretamente portare a Costantinopoli delle uova di bachi da seta da alcuni monaci. Secondo la leggenda costoro, per trafugarle dai confini cinesi, le avevano nascoste, a rischio della propria vita, nel cavo dei propri bastoni.

Così, nei secoli successivi l’Europa acquisì la tecnica dell’allevamento di queste falene e l’Italia, fra il XII e il XII secolo, divenne la maggiore produttrice di filati serici.

Ad oggi sono la Cina e il Giappone a detenere il primato mondiale nella produzione di seta.

Come detto, “baco da seta” è un termine generico con cui vengono indicate le larve della falena Bombyx mori.Esse nascono dalle uova prodotte dalla femmina adulta che muore subito dopo la loro deposizione. Lunghe alla nascita solamente 6 mm, esse cominciano subito a mangiare ininterrottamente le foglie della pianta del gelso (detta anche moro), incrementando straordinariamente il proprio peso e la propria lunghezza per raggiungere, in circa 4-6settimane e attraverso 4 stadi larvali, la considerevole lunghezza di 7,5 cm.

A questo stadio smettono improvvisamente di mangiare, cambiano colore e si attaccano ad un supporto per cominciare a tessere il bozzolo dove “impuparsi”.

La “tessitura” del bozzolo avviene grazie alla secrezione di un filo proteico ininterrotto, lungo anche fino a 2 km, da parte di ghiandole poste ai lati della bocca e dotate di aperture dette seritteri. Questa sottilissima bava a contatto con l’aria si solidifica e, con movimenti a 8 della testa del bruco va, nell’arco di 3-8 giorni, a costituire un bozzolo attorno all’animale, bozzolo composto da circa 20-30 strati concentrici di un unico,lunghissimo filo.

A questo punto, prima che si trasformi in crisalide e fori il bozzolo per uscire sottoforma di farfalla, l’allevatore deve uccidere la larva che, altrimenti, taglierebbe il filo di seta rendendolo pressoché inutilizzabile.

Le metodiche utilizzate per tale procedura sono molteplici, anche se solitamente si sfruttano le alte temperature.Solo alcune larve vengono risparmiate per dar vita ad adulti da utilizzare nella riproduzione.

Dato che ogni filamento è costituito da due bavelle di una proteina detta fibroina, tenute insieme da una sostanza chiamata sericina, il bozzolo viene posto in acqua calda, fattore che determina lo scioglimento del “collante” e il miglioramento della lucentezza e della flessibilità della fibra.

Mani sapienti sapranno quindi cogliere il bandolo della matassa per svolgere il lunghissimo filo da inviare ai successivi trattamenti.

Generalmente da 100 kg di bozzoli si ottengono circa 20/25 kg di seta pura.

Il filato di seta, quindi, lucente, resistente e al tempo stesso elastico, dalla bellezza incomparabile, viene utilizzato per la produzione di molteplici tessuti, tutti evidentemente di gran pregio: cravatte, camicie, foulard, biancheria intima, tende e tappezzerie, fino a paramenti sacri e liturgici. Inoltre la seta, il cui valore non è ancora stato efficientemente sminuito da fibresintetiche pur simili come il Rayon, è ampiamente utilizzata anche per il miglioramento di lana e altre fibre.

I tessuti di seta più famosi prendono diversi nomi; taffetà, chiffon, organza, raso, broccato, damasco sono tutti i prodotti della lavorazione di questa magnifica fibra naturale.

 

IL CASHMERE

Tessuti

La lana di Cashmere, o Kashmir o Cachemire, viene prodotta da capre originarie della medesima regione asiatica, area caratterizzata da condizioni climatiche decisamente inospitali.

Tale filato, il cui valore è secondo solamente all’ancor più sottile lana di vigogna, è di una qualità unica e d’inestimabile pregio grazie alle sue caratteristiche di estrema morbidezza, leggerezza e alla straordinaria capacità di proteggere allo stesso modo dal freddo e dal caldo.

Queste caratteristiche innate del cashmere derivano dalla struttura stessa del filato. Esso è, infatti, il sottovello fioccoso, fine e soffice che la capra produce dalla metà dell’estate fino alla fine dell’inverno a livello dell’addome.

Il diametro del singolo filato è straordinariamente sottile, non superando i 18 micron, decisamente inferiore a quello della pur pregiata lana Merinos che non scende sotto i 24 micron di diametro. Il potere isolante del cashmere può, inoltre, essere dieci volte maggiore rispetto a quello della comune lana.

Il cashmere, così straordinariamente caldo e leggero, è purtroppo prodotto in quantità ridottissime da ogni singola capra dalla quale, anche nelle migliori condizioni, non si arriva a ricavarne più di 200-250 grammi a tosatura. Il sottovello, o duvet, cresce caratteristicamente fintanto che le giornate si accorciano, mentre smette di farlo all’allungarsi delle giornate. Per questo motivo i pastori nomadi radunano le greggi per la tosatura in maggio, quando ormai il sottovello non si sviluppa più e si predispone alla muta.

Pur essendo il cashmere più pregiato proveniente dalla Mongolia, è necessario fare delle ulteriori distinzioni in merito alla sua qualità. Condizioni climatiche particolarmente ostili, grandi sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte, fattori genetici, il sesso maschile e la giovane età sono tutti fattori predisponenti alla produzione di un cashmere di ottima qualità, destinato alla filatura delle più pregiate Pashmine, maglie o sciarpe.

Anche la sua lunghezza, oltre al suo spessore, incide nettamente sulla qualità del prodotto finito. Infatti, tanto più lunghe saranno le singole fibre, anche fino ai 60 mm, tanto più difficilmente la sciarpa o il maglione saranno soggetti al fenomeno del “pilling”, cioè la fastidiosa formazione di piccole palline nelle aree di maggiore usura del capo. Questo fenomeno, infatti, accade quando, indossato il capo, il calore del corpo tende ad allargare le fibre, con conseguente fuoriuscita dal tessuto di quelle corte o intermedie che tendono ad arrotolarsi su loro stesse. Così, anche il capo del più puro cashmere, ma non del cashmere più pregiato dalle lunghe fibre, può essere soggetto a questo inconveniente.